Per conoscere meglio l’Unione Europea: la sua identità

“Noi non coalizziamo Stati, ma uniamo uomini”
(Jean Monnet)

Così ha scritto nel suo “Mémoirs” Jean Monnet, uno dei padri della Comunità europea. In questo momento di profonda crisi, parlare di Unione europea è sicuramente difficile. Tuttavia, credo che sia proprio in tempi come quello che stiamo vivendo, che occorra “fare memoria” e ricordare quello che è stato il nostro passato e sono le nostre radici. Questo per l’Europa significa prendere consapevolezza del proprio percorso unitario e delle motivazioni che hanno portato, dopo il disastro di due guerre mondiali, alla volontà di costruire un sistema originale di convivenza tra Stati, oltre gli interessi particolaristici.

Ma cosa significa Europa? È ancora necessaria un’Unione europea?

L’identità europea si è plasmata durante i secoli, in un continuo incontro e dialogo tra diverse correnti politiche, economiche, scientifiche, artistiche, culturali e religiose. Con il termine identità non si vuole ricondurre ad unum un così variegato mosaico, al contrario valorizzare questo vasto patrimonio che ci appartiene, la cui diversità diventa il punto di forza di tutta la struttura istituzionale. La particolarità europea è proprio quella di “essere uniti nella diversità”. Nel preambolo del Trattato di Lisbona (2009) troviamo: “Ispirandosi alle eredità culturali, religiose, umanistiche, dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto […]”.

Questi sono i principi che costituiscono il terreno comune su cui l’Unione europea è stata edificata e fonda la propria azione dentro e fuori i propri confini. La sfida europea è quella di rendere i suoi cittadini consapevoli di questi valori comuni, di accrescere l’identità politica dell’Europa e creare un sentimento di appartenenza collettivo.

Il progetto di un’Europa unita è andato costruendosi negli anni, vedendo l’alternarsi di momenti di grande slancio e fervore, ma anche battute d’arresto. Ogni volta è stato fatto un passo avanti, è stato posto un altro mattone di questa grande casa comune. Tuttavia, prendersi cura di questa casa e sentirla più nostra, credo che richieda di tenere presenti alcuni punti fermi:

Un impegno e un’attenzione quotidiani, non solo dei governi, ma degli stessi cittadini. Un’Europa insomma che sia conosciuta ed entri nella vita della popolazione. Si rivela necessario favorire un processo di piena democratizzazione e una maggiore conoscenza delle Istituzioni europee.

Una prospettiva lungimirante e creativa, come quella che ebbero i padri fondatori nella loro aspirazione di edificare un’architettura istituzionale che promuovesse la pace e il benessere tra gli Stati del continente europeo.

La capacità di saper osare il futuro. Questo non vuol dire porsi in maniera superficiale o avventuriera in politiche e scelte di vario tipo; ma tenendo presente il cammino compiuto e le proprie linee di fondo, bisogna porsi nuovi obiettivi, assumersi impegni innovativi e compiere sforzi, così da rimettere al centro gli interessi europei.

“Fare l’Europa è precisamente coordinare le attività dei paesi europei, far crescere la loro efficacia liberandoli dagli egoismi a corto termine, orientandoli verso un bene comune sovranazionale: in una parola, raggruppando dei paesi in vista di un’azione positiva, comune e concertata.”
(Robert Schuman)

E non si può parlare di futuro, senza pensare ai giovani e a come trasmettere loro la straordinarietà e l’importanza dell’avventura europea.

La complessità e la pluralità della sua storia invitano l’Europa a mettersi in gioco, a non piegarsi agli interessi dei singoli Stati, ad aprirsi a nuove sfide e ad allargare i propri orizzonti. Le Istituzioni europee sono chiamate a ridare nuovo respiro all’Unione europea, a far capire i validi motivi dell’Europa, a rinvigorire i principi di coesione, di solidarietà, di democrazia e di libertà.

Abbiamo davvero bisogno di riscoprire la necessità dell’Unione europea, tanto negli aspetti più generali, come quelli di vivere in un continente pacifico, in cui sono tutelati i diritti umani e lo Stato di diritto, quanto in quelli quotidiani, tra cui la possibilità di circolare, di studiare o lavorare liberamente nei paesi europei e pagare con una moneta unica. Certamente rimangono ancora cose da fare, per le quali non bastano gli strumenti economici, ma occorre mettersi in una prospettiva di crescente unione politica e continuare a credere nel progetto europeo e avere fiducia in un coraggioso passo in avanti.

“In un’epoca in cui tutto è in fermento, bisogna saper osare. Il peggior atteggiamento in politica è di non sapersi decidere o di prendere decisioni successive e contradditorie. Noi non dobbiamo avere eccessive ambizioni, pronti ad abbandonare tutto non appena sorgono le prime difficoltà. Non avremmo intrapreso nulla, se non avessimo avuto fede nella giustezza delle nostre idee.”
(Robert Schuman)

Azzurra Bassi