Luigi Broglio e il programma spaziale San Marco

Ancorate a poca distanza dalla costa, su uno splendido mare azzurro nei pressi di Malindi (Kenya, 2° 56’ sud), riposano cinque gigantesche piattaforme, testimoni di una storia strabiliante.

Luigi Broglio

È risaputo che il primo Paese a mettere in orbita un satellite fu l’Unione Sovietica (1957). Al secondo posto arrivarono gli Stati Uniti (1958). Ma a chi andò la medaglia di bronzo nella corsa allo spazio? Il 15 dicembre 1964, dalla base americana di Wallop Islands (Virginia), un razzo vettore Scout della NASA venne approntato da un team di ingegneri italiani, guidati dal prof. Luigi Broglio, per portare fra le stelle il satellite San Marco 1. Quel giorno, l’Italia divenne il terzo Paese a portare in orbita un oggetto: era cominciato il programma spaziale San Marco!

Beati gli operatori di pace

Porta come titolo questa frase evangelica il messaggio che papa Benedetto XVI ha rivolto a tutti gli uomini in occasione della giornata mondiale della pace, celebrata il primo giorno dell’anno. È la quarantaseiesima volta – a partire dall’ormai lontano 1 Gennaio 1968 – che un papa, rivolgendosi al mondo intero, inviata a cominciare il nuovo anno nel segno della pace e a considerarla un bene irrinunciabile per l’intera famiglia umana. Ogni ferita alla pace, in qualunque parte del mondo avvenga e in nome di qualsivoglia interesse, è una ferita all’umanità intera e quasi sempre una guerra sbandierata come la soluzione definitiva a qualche problema internazionale, pone le basi della guerra successiva. Occorre smascherare l’ipocrisia che ammanta le guerre di nobili motivazioni, quando alla base di esse sono in realtà quasi sempre gretti calcoli di interesse e di opportunismo. Occorre condannare ogni guerra come un fallimento della capacità di noi uomini di percorrere le vie della giustizia e del dialogo. Se la violenza è un male nelle relazioni tra individui all’interno di una stessa società e viene perseguita dalla legge, non si comprende perché venga tollerata o addirittura sbandierata come un bene nelle relazioni tra popoli all’interno dell’umanità. Se un uomo uccide un altro uomo, è giudicato un assassino; se uccide cento uomini in guerra, è considerato un eroe e magari gli viene data una medaglia. Perché?

Energie rinnovabili: una risorsa per il futuro

Troppe volte sentiamo parlare in giro della crisi finanziaria che si sta abbattendo in questi anni in tutto il mondo, specialmente in quello appena passato, il 2012. Addirittura, da circa cinque anni la crisi economica è diventata ormai la nostra “quotidianità”. I vari governi, chi più chi meno, cercano di contrastare le forze che stanno sopprimendo pian piano tutti noi. <La ripresa ci sarà: sarà lenta ma ci sarà> afferma timidamente qualcuno.

Ma proviamo a fermarci un attimo, a pensare a cosa ci sta accadendo. Siamo noi che controlliamo l’economia mondiale, o è l’economia che ci sta manipolando? In fondo, è l’uomo che ha inventato l’economia, e non viceversa. Eppure, a sentire i giornali, le rubriche televisive, Internet, si direbbe il contrario. Dobbiamo allora cercare di riconquistare il lato etico della nostra umanità, in un periodo dove sembra prevalere la parte economica.

La speranza al tempo della crisi, dall’eclissi del futuro a una cultura della speranza

prof. Giuseppe SavagnoneI racconti pomeridiani di tempi passati, di tempi in cui  pur nella miseria e nella difficoltà si sorrideva, si stava uniti e si avevano le gote rosse di salute e semplicità, hanno allietato le mie merende d’infanzia e hanno forgiato parti di me e penso quelle di tutti i nipoti che hanno porto le proprie orecchie a quei nonni vogliosi di comunicare qualcosa di personale e di esperienziale.

A volte da quei racconti mi sono abbandonata a un immediato e forse banale: “si stava meglio quando si stava peggio”, eppure, la  mia riflessione futura mi ha condotta a ripetermi che è qui e ora  che viviamo e costruiamo la nostra vita e il nostro futuro; è qui e ora che gettiamo i passi della nostra storia; è qui e ora che impostiamo il nostro ordine del mondo.

Abbandonarsi alla sfiducia e alla rassegnazione tronca la vera speranza, quella attiva che è differente dal passivo e tendente alla rinuncia “speriamo”, pronunciato con quei sospiri di rassegnazione che rendono vacuo lo stesso verbo e lo svuotano di contenuto.

Forza, Italiani di domani!

Beppe Severgnini“L’esperienza è un antipasto preparato da qualcun altro. Si può assaggiare o rifiutare, e in ogni caso non bisogna consumarne troppo”. E di questo pensiero Beppe Severgnini ne è convinto, tanto da riportarlo nel suo ultimo libro “Italiani di domani”: uno dei modi, attraverso i quali, il noto e tagliente giornalista ha provato a raccontare la cosiddetta “Generazione Choosy”.

Il suo punto di vista, esposto ad una policromatica platea di studenti, docenti, altro personale e ragazzi di RadioEco, la radio universitaria, è stato accostato ed arricchito dal giovane e simpatico regista Roan Johnson. I due hanno incontrato gli studenti dell’Università di Pisa il 13 dicembre scorso, alle ore 17.30, nell’Aula Magna del Polo Carmignani dove, per prima cosa, è stato proiettato il cortometraggio di Johnson  “L’uva migliore”.

L’iniziativa, coordinata dal direttore de “Il Tirreno” Roberto Bernabò, ha visto una buona partecipazione dei giovani che, sentendosi parte della suddetta generazione, ossia quella del precariato giovanile italiano, anche se particolarmente qualificato, ha attentamente seguito il dibattito.