“30 su 33″

“30”. In tempo di esami è sicuramente il più bel traguardo sperato. Dopo un mese di reclusione e zero vita sociale, inutile dirlo… c’è soddisfazione! Finalmente possiamo concederci un bel respiro di sollievo, una mega doccia, camicia bella oppure tacchi a spillo (dipende dal soggetto), e un sabato sera come si deve con gli amici o i colleghi. Solo una regola: vietato parlare di studio!

“Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni…”. (Luca 3,23)

“30”. Sono gli anni di vita privata di Gesù, a fronte dei 3 (circa) di missione pubblica. La proporzione è questa: “30 su 33”.

Crash – contatto fisico

“Fragore, fracasso, schianto; disastro, incidente; crollo; crac”: sono questi i significati principali del termine inglese “crash” che ormai è entrato di diritto nel nostro vocabolario linguistico. Ed è proprio a partire da questa considerazione semantica che vorrei riflettere su questo tema a partire anche dal noto film di Paul Haggis (2004) che è stato proposto lo scorso novembre durante il ciclo di cineforum, senza però svelare i dettagli a quanti volessero vedere per la prima volta (o ri-vedere con occhi nuovi) questa pellicola di successo.

La tematica fondamentale che qui è in gioco è quella di una realtà “crashatica” per l’appunto (consentitemi di coniare questo nuovo termine!), una realtà di fracassi, incidenti, crolli che fa parte della nostra vita quotidiana: è la realtà del conflitto inter-individuale che ci vede protagonisti ogni giorno, anche inconsapevolmente e naturalmente nei nostri rapporti con gli altri e con noi stessi.

Il microcredito: uno strumento per combattere la povertà

“Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri”
(Madre Teresa di Calcutta)

Molto probabilmente Madre Teresa e Muhammad Yunus non si conoscevano, ma avevano molto in comune, come l’attenzione verso i più poveri, verso coloro che vengono dimenticati dalla società perché definiti incapaci. Entrambi parlavano dei poveri e parlavano con i poveri, ed è da questo parlare con chi ha bisogno di essere ascoltato che Yunus ha ideato il microcredito.

Yunus, professore d’economia presso l’Università di Chittagong, girando nei villaggi vicini alla sua università notò che molte persone vivevano in condizioni pessime, quasi disumane; la realtà era ben diversa dalle teorie economiche insegnate nelle sue lezioni. Parlando con la gente, e in particolar modo con le donne povere, si accorse che bastavo pochi dollari per aiutarle ad uscire dalla piaga dell’usura e dar loro la possibilità di lottare contro la povertà. Dopo un’attenta analisi insieme a dei suoi studenti notò che bastavano solo 27 dollari per salvare 42 famiglie dall’usura e decise così di prestare lui stesso quei soldi affinché quelle famiglie potessero essere libere. Questo prestito è stato il primo finanziamento di microcredito effettuato da Yunus, era il lontano 1974 e da quel giorno il microcredito si è diffuso in tutto il mondo ottenendo ottimi risultati.

Let’s puzzle!!!

  • la dignità
  • la capacità
  • la voglia di fare
  • lo sviluppo
  • l’opportunità di costruire la propria vita
  • l’attenzione
  • riflettere
  • cogliere
  • il silenzio riflessivo
  • andare in profondità
  • lottare contro la povertà
  • donarsi
  • la valorizzazione del singolo
  • il capire un poco meglio i loro bisogni
  • parlare con chi ha bisogno di essere ascoltato
  • verso l’altro, per accoglierlo e per chiedergli di accoglierci
  • la verità
  • la scelta
  • la vittoria
  • la gioia
  • l’obiettivo
  • la soddisfazione
  • il più bel traguardo sperato
  • la vera realizzazione personale si attua solamente nella condivisione e non nella libertà egoistica
  • aprirci alla relazione significa primariamente riconciliarsi con sé stessi
  • aprirci alla relazione significa allora andare oltre il pregiudizio, l’indifferenza; abbattere quel muro
  • aprirci alla relazione significa scoprire che l’altro non è un nemico da abbattere ma un compagno di viaggio che racchiude in sè desideri, sogni
  • l’essere umano in quanto persona si forma anche a partire dalle relazioni che vive. Quanto più un legame è profondo, tanto più incide sulla propria identità, e la profondità è data da una fedeltà, un impegnare se stessi (nel presente e nel futuro) in quelle relazioni che intessiamo
  • imparare il coraggio di stare in relazioni significative, impegnative, responsabilizzanti, in cui occorre “metterci la faccia” e soprattutto il cuore
  • l’impegno e la responsabilità di mettere in gioco ciò che abbiamo ricevuto: i doni personali, le capacità, gli affetti
  • la sfida era però troppo affascinante per non accettare l’invito, avevo di fronte il primo concreto banco di prova per verificare le mie competenze dopo tre anni abbondanti di studi
  • dignità all’uomo che realizza quotidianamente la propria opera, oggi nello studio, domani nelle diverse professioni e impegni alle quali la vita ci chiamerà

 

Nuovo numero di Prisma, nuova prospettiva.

Questa volta ho deciso di avventurarmi tra giochi di parole, giochi di scelte e giochi di significati.

Quello riportato sopra non è un mio discorso logico consequenziale ma un puzzle: nel leggere tutti gli articoli ho infatti selezionato ed incastrato i pezzi del mio puzzle, cioè tutte le parole o le espressioni o le frasi che mi sono parse più in particolar modo positive e ottimistiche, delegando quindi a positività ed ottimismo la linea dei miei pensieri.

Quello riportato sopra è ciò che ho colto io, un gioco di mie riflessioni leggendo riflessioni altrui, è un puzzle.

“Le riflessioni altrui” di questo numero, e cioè gli articoli che vi proponiamo, sono davvero molto interessanti e variegate: la novità della stampante 3D in ambito scientifico, l’importanza del voto in ambito giuridico, la soluzione del microcredito in ambito economico, l’analisi critica di un film in ambito cine-culturale, e un buon articolo spirituale per riflettere sull’importanza della costruzione della propria vita… e del proprio puzzle.

Cosa di meglio se non positività ed ottimismo, come anche novità, per un mio personale augurio dibuon anno 2014. Parole, parole, parole: tante parole, che però possono concretizzarsi in fatti, se ognuno di noi sceglie di iniziare, o di riprovare ad iniziare… Let’s puzzle!!!

Laura Amati

Amici della Strada

Entriamo nella stazione, lasciandoci il McDonald’s sulla destra e la fontana alle spalle. È la prima volta in stazione. La prima che ci vado per trovare qualcuno che non arriva, non parte.

Andiamo su e giù lungo il primo binario. Vedo sugli schermi le partenze e le pubblicità degli smartphone. Valerio ha il marsupio a tracolla, Maria Chiara abbraccia una coperta, Filippo scrive al cellulare e io con i guanti stringo forte il thermos. Forse solo ora mi rendo conto che la temperatura è sotto zero. Scendiamo le scale del sottopasso, verso il binario 3.

La stazione è strana: sono passate le 11 ed è praticamente deserta. Non sono abituato alle stazioni vuote, né a questo freddo. Non sono abituato a nulla stasera. Percorriamo tutto il binario, come abbiamo fatto sul primo. Inutile, penso: qui non c’è nessuno.

Arriviamo quasi in fondo, dove l’isolotto pedonale finisce, e i binari corrono via, come in un mare di cavi del telefono. La fine dei marciapiedi che costeggiano i binari sembrano superflue: non li usa mai nessuno. Sono come i margini nei libri: non si usano, ma danno risalto alle parole che non contengono.

Ci avviciniamo al margine. Solo allora mi accorgo che non è davvero vuoto.

In terra due coperte. Piene, stese, appoggiate ai piloni che reggono il tetto. È dall’anno scorso che non ho così freddo, da quando nevicò, ma quando c’è tutto quel bianco non ci fai caso: il freddo ha uno scopo candido. Ora no.

Valerio gira intorno alla prima sagoma distesa, si china leggermente. Massimo?

Sì? ­ risponde una voce da sotto

Siamo noi, scusa, ti abbiamo portato un’altra coperta.

Fa un cenno a Maria Chiara; gliela stendiamo sopra, la rimbocchiamo ai lati.

IL TRENO PER SAVONA È IN ARRIVO AL BINARIO 5. FERMA A SARZANA, LA SPEZIA, …