La verità illumina la giustizia

XX giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Cento passi separavano il nostro amico Peppino dalla casa del boss mafioso. Semplicemente cento passi, ma persino quel tratto così piccolo richiedeva un grande coraggio, una forza che pochi hanno avuto. Quel senso di dovere, che possedeva Peppino, difficilmente si poteva condividere con altri, piuttosto si rimaneva soli, e la solitudine non premia il coraggioso, anzi lo rende un uomo con le ore contate. Peppino, come tutte le altre vittime della mafia, ci insegna che, contro ogni minaccia, si deve parlare, si deve urlare e, nonostante la morte sia vicina, il tuo pensiero, il tuo servizio, il tuo esempio vive nella memoria delle persone, condiziona le loro scelte, pone le basi per un futuro migliore, per una nuova strada, quella percorsa da coloro che rispondono NO alla mafia.

Il 21 Marzo a Bologna, in occasione della giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, migliaia di ragazzi si sono confrontati sui temi della legalità. Diretti a piazza VIII Agosto, hanno ricordato tutti i nomi di coloro che hanno sacrificato la vita in nome della legalità. Successivamente nella stessa piazza Don Ciotti ha chiamato ognuno a riflettere sulla corruzione oggi, e prendere consapevolezza del cancro che corrode il nostro sistema sociale e politico.

E’ ovvio che questi eventi di sensibilizzazione sono tutti semi che, se cadono in terreno fertile, devono essere comunque curati e coltivati. Non basta una giornata nazionale per le vittime della mafia, non basta uno striscione, un coro, una maglietta, perché ogni secondo è un’occasione per dire no alla mafia ed essere testimoni di legalità e giustizia. Dovremmo iniziare a coltivare quel senso di dovere che, in quanto cittadini, siamo chiamati ad assolvere, perché non dobbiamo dimenticare che, oltre i diritti, ci sono i doveri. Oggi parliamo sempre di diritti, come se noi in prima persona non avessimo dei doveri verso la società.

In piazza VIII Agosto un senso di ammirazione, di dovere, di impegno, cresceva nell’udire tutti i nomi delle persone che hanno dato la vita per la legalità. Ma questi sentimenti devono essere costanti, devono concretizzarsi, affinché ognuno di noi possa continuare su quella strada di solidarietà e impegno sociale, che non eroi, ma Uomini e Donne, hanno avuto il coraggio di percorrere. Don Ciotti, nel suo discorso, sempre in piazza VIII Agosto, ha parlato inevitabilmente della corruzione. Quest’ultima è ormai tale che discutere di democrazia, oggi, in Italia, è improprio, e inadeguato, perché la corruzione è il cancro della democrazia, è l’antidemocrazia. In realtà esisterebbe una medicina per questo cancro, e ce la ricorda il nostro caro Don Ciotti, una legge anticorruzione. Ecco la cura, che sembra non piacere alle Istituzioni, le quali continuano a non prendere una chiara o netta decisione. Sappiamo tutti di essere conosciuti per la nostra lentezza, ma come Don Ciotti, in molti, ci chiediamo se questa lentezza sia solo un’abitudine ormai consolidata nel tempo, oppure sia in realtà la risposta di un Governo e di un Parlamento disinteressato ai temi della legalità.

Come sottolinea ulteriormente Don Ciotti, altre leggi, come quella sulla responsabilità civile dei magistrati passa senza veti, perché in Italia, quando sorge un problema, oltre alla lentezza, siamo bravi anche a lavarcene le mani. E così, come Pilato, le Istituzioni, aggirano ogni difficoltà. Non si sceglie di varare una legge anti corruzione che possa agevolare i magistrati nel loro lavoro, ma si attende passivamente la notizia di un nuovo scandalo.

L’Italia vive in un totale paradosso, perché, come ha denunciato Don Ciotti, i poteri legali si muovo illegalmente, questo è il risultato di una legalità sempre più malleabile. Don Ciotti ci invita tutti al rispetto del nostro dovere di cittadini: informarci, perché è la disinformazione che fa lievitare le mafie. La corruzione, la mafia, vogliono cittadini disinformati, disattenti, pertanto quando il nostro dovere di informarci viene meno, stiamo indirettamente favorendo lo sviluppo della corruzione, perché è nella quotidianità che si combatte le mafia.
Solo l’istruzione, il sapere ci donano la libertà, la facoltà di poter scegliere, di riconoscere giusto e sbagliato. Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia, e la nostra prima arma è l’informazione, non esistono strumenti migliori che un cittadino possa avere in questo scontro.
Ancora una volta Don Ciotti, rivolgendosi principalmente alle Istituzioni, invita queste ultime a mettere in primo piano la qualità della vita dell’uomo, invece di giustificare tutto e sempre con la logica del risparmio, chiamando in causa la crisi economica, ricordata dalla classe politica quando fa comodo per potersi giustificare. Esistono infatti altri settori meno importanti, in cui ridurre le risorse economiche, e Don Ciotti con amarezza, ricorda alle autorità politiche di cancellare il vitalizio per i politici, che hanno collaborato con la mafia, condannati in via definitiva.

Non manca però la speranza nelle parole di Don Ciotti, di fronte a tutte quelle persone, attente nell’ascolto, pronte ad aprire gli occhi e ad urlare no alla mafia. Don Ciotti ci invita alla quotidiana lotta contro la mafia perché la parte giusta non è un luogo dove stare, ma un orizzonte sempre da raggiungere.
Non dobbiamo dimenticare che in una democrazia, che non sia animata da un civismo diffuso, la legalità, come la libertà, sono costantemente minacciate e le Istituzioni rischiano di ridursi a vuote forme.

Don Ciotti parla di risveglio delle coscienze, e a tal proposito ritengo doveroso ricordare Rocco Chinnici, magistrato vittima della mafia, che mosso dal suo spirito di servizio scriveva:
“E allora, signori miei, il rimedio: La mobilitazione delle coscienze. Solo così, quando tutti noi saremo sensibilizzati, quando ci sentiremo solidali con chi é caduto, quando avvertiremo imperioso il bisogno di compiere il nostro dovere di cittadini: solo così si potrà dare un contributo per la lotta contro la mafia.”

Gaia Cappuccio