Luigi Broglio e il programma spaziale San Marco

Ancorate a poca distanza dalla costa, su uno splendido mare azzurro nei pressi di Malindi (Kenya, 2° 56’ sud), riposano cinque gigantesche piattaforme, testimoni di una storia strabiliante.

Luigi Broglio

È risaputo che il primo Paese a mettere in orbita un satellite fu l’Unione Sovietica (1957). Al secondo posto arrivarono gli Stati Uniti (1958). Ma a chi andò la medaglia di bronzo nella corsa allo spazio? Il 15 dicembre 1964, dalla base americana di Wallop Islands (Virginia), un razzo vettore Scout della NASA venne approntato da un team di ingegneri italiani, guidati dal prof. Luigi Broglio, per portare fra le stelle il satellite San Marco 1. Quel giorno, l’Italia divenne il terzo Paese a portare in orbita un oggetto: era cominciato il programma spaziale San Marco!

La collaborazione tra il gruppo di Broglio e la NASA divenne molto stretta: la NASA propose addirittura all’Italia di realizzare insieme un razzo, ma non se ne fece nulla per problemi politici.
Da quel legame nacque comunque qualcosa che non ebbe pari nel Mondo per 30 anni: la costruzione di un poligono di lancio italiano in mare nei pressi dell’equatore. In mare perché per trasportare un missile ci vogliono le infrastrutture e il mare è un’enorme autostrada gratuita. All’Equatore perché è strategico per la messa in orbita: maggiore velocità tangenziale (cioè risparmio di carburante), clima ottimale (possibilità di lanciare 365 giorni l’anno) ecc. A conferma della bontà del progetto, a 30 anni di distanza la Boeing ha realizzato un sistema simile, il “Sea Launch”, che però presenta molte più problematiche rispetto al poligono di Malindi.

Piattaforma San MarcoCon quattro soldi, cinque piattaforme regalate dalla NASA e dall’ENI (se ne preoccupò personalmente il presidente Mattei) e molta determinazione, il 26 Aprile 1967 dal centro spaziale italiano “San Marco” di Malindi si levò in volo il “San Marco 2”. Da quel giorno, la base spaziale italiana in Kenya, fra problemi politici ed economici (legati a doppio filo), vide 8 lanci, alcuni commissionati dalla NASA, l’ultimo dei quali il 25 Marzo 1988.

Il programma era così ambizioso che prevedeva anche la costruzione di un missile completamente italiano, il Vega, che sarebbe stato realizzato, ma dall’ESA nel 2011, col 75% di partecipazione italiana. Nonostante la tenacia di Broglio il programma venne chiuso a causa di deboli scelte politiche e le 5 piattaforme, testimoni di un’epoca, dimenticate dai più.

A 12 anni dalla morte di Broglio, la sua storia ha molto da insegnarci: umanità, onestà, tenacia, determinazione, capacità di adattamento e di arrangiarsi, amore per il proprio Paese e per il proprio lavoro sono solo alcuni degli elementi che ci ha mostrato essere necessari per costruire qualcosa di grande.

Nato nel 1911, Broglio si laureò prima in Ingegneria Civile, poi in Ingegneria Aeronautica. Personaggio di elevata caratura scientifica, entrò a far parte dell’aeronautica militare e fu lì che, quasi per caso, cominciò ad occuparsi di spazio fino a realizzare il programma San Marco. È interessante ascoltare come lui stesso descrive la sua opera principale: “Mio padre voleva che facessi il medico. Tante volte, negli anni, mi sono chiesto se avrei potuto fare più del bene seguendo i suoi suggerimenti [un’umiltà impressionante: a quasi 90 anni, dopo tutto quel che aveva fatto, si metteva ancora in discussione!]. A mia scusante c’è da dire che tutto quello che ho fatto, ho sempre cercato di farlo pensando al bene degli altri e al prestigio del nostro Paese. [N.B.: non per guadagno personale!]”

Fu una persona integerrima, che poneva al primo posto la persona: “Nella mia esperienza ho imparato che le difficoltà principali non sono quelle di carattere tecnico, né quelle di carattere amministrativo; sono le persone, il come trattare le persone [ecco l’Uomo che viene fuori]. L’unico modo, secondo me, consiste nel dare un entusiasmo, nel creare uno spirito di corpo, in maniera che ciascuno si senta corresponsabile di quello che si fa […] Quindi bisogna riuscire a fare in modo che le persone lavorino con entusiasmo. E poi, bisogna cercare di dare l’esempio, non si deve cercare il profitto personale, di qualsiasi genere [!!!]. E, infine, si deve avere coraggio di prendere decisioni nei momenti difficili”.

La rampaPossedeva una visione del futuro dell’umanità molto chiara: “Penso che lo spazio sia il futuro imprescindibile dell’umanità. Noi lo conosciamo pochissimo e siamo come bambini ai primi passi. Nessuno sa cosa farà questo bambino quando crescerà”.

Broglio fu profondamente cattolico: ne sono testimonianza il nome del programma e delle cinque piattaforme (tutte dedicate a dei santi). Anche qui è utile ascoltare alcune sue parole: “Capisco che non si riesca ad essere certi: a volte vengono pensieri di sfiducia perché esiste il male, la sofferenza, l’ingiustizia. Perché esistono queste cose? È un mistero. Ma tutta la vita è un mistero!”

Un giornalista americano dopo il lancio del San Marco 1 affermò che quei quindici anni di storia italiana sarebbero stati ricordati per Enrico Mattei e per quel lancio. Purtroppo, invece, esiste un unico libro su Luigi Broglio: “Nella nebbia, in attesa del sole. Breve storia di Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana” di Giorgio di Bernardo Nicolai (Di Renzo Editore). È un peccato che quest’Uomo e la sua opera siano stati cancellati dalla storia del nostro Paese per via della sua scomodità politica: le attuali generazioni avrebbero molto da imparare da lui.

Jacopo Landi