Invito alla pazienza

“Come sono poveri coloro che non hanno pazienza! Quale ferita è mai guarita se non col tempo?”

Così dice Shakespeare che ci ammonisce su una virtù poco esaltata nei nostri giorni frenetici.
Abbiate pazienza, ne serve tanta, ogni giorno: per raggiungere un obiettivo, non lasciarsi trascinare in qualche rissa verbale (e magari non solo!) con un compagno di lavoro, un amico che ci tradisce. Abbiate pazienza: conviene, e aiuta a vivere meglio.
Abbiamo perso la pazienza. Letteralmente, non riconosciamo più alcun valore in questa virtù, essenziale nei rapporti umani e non solo. Anzi, la consideriamo una perdita di tempo, un lusso che oggi non possiamo permetterci.
Viviamo nell’epoca dell’alta velocità, del tutto e subito, dell’usa e getta: i nostri orologi sono sempre sincronizzati a scadenze in arrivo, a impegni da rispettare, a programmi da portare a termine. «Occorre fare pausa, fare tregua, per essere pazienti» scrive Gabriella Caramore nel suo libro Pazienza.

È proprio la pazienza che, oggigiorno, ci consente di aspettare il momento giusto, la maturazione delle cose e non la loro sublimazione, prima ancora di averle identificate.
È paziente il corteggiamento di una donna che non può giocarsi nell’attimo di uno scambio di sms o di messaggi sui social.
È paziente l’attesa per il riconoscimento del proprio valore nello studio: si sa che la fretta è una cattiva consigliera.
Ed è pazienza, talvolta faticosa e perfino frustrante, la ricerca di ciò che siamo.

L’esempio più lampante di pazienza, che possiamo verificare intorno a noi, è come la natura lavora per le sue creazioni. Pensiamo alle api, al loro paziente ed essenziale lavoro di comunità: tutta l’attività delle api, la meravigliosa gerarchia di ruoli e catena di funzioni è declinata all’insegna della pazienza.

Considerare la pazienza come un lusso è dovuto anche alla cattiva interpretazione della sua funzione. La confondiamo spesso con l’inerzia, con il compromesso tendente al ribasso. O peggio ancora viene catalogata come una sconfitta, una resa passiva di fronte ai fatti. Al contrario, l’impazienza, accompagnata talvolta dalla rabbia, diventa un segno di forze, di risolutezza e di determinazione del nostro carattere. Un vero equivoco e un sostanziale rovesciamento della medaglia con effetti devastanti. Siamo diventati un popolo di cittadini che scatenano una rissa di condominio ogni mezz’ora, mossi e ispirati proprio da quella perdita della pazienza che ci fa sentire forti, laddove invece siamo diventati tutti più vulnerabili.

 

“Stai calmo e vai avanti”

Questo era lo slogan del governo inglese, durante la II guerra mondiale, per sensibilizzare e mettere a tacere l’impazienza dell’opinione pubblica che fremeva per scrivere la parola fine al sanguinoso conflitto.

Già… Resta calmo, sii paziente: ma come si fa quando la terra trema sotto i piedi e senti che il tempo scorre?
Dobbiamo abbandonare la pedagogia e chiedere aiuto alla religione: nella Bibbia, dove scopriamo la grandezza del patriarca Giobbe, la pazienza è dono dello Spirito Santo. E San Paolo, nella lettera ai Romani, avverte: «La pazienza porta alla speranza. Ma serve accompagnarla all’umiltà e alla riflessione».

Bisogna riflettere per essere pazienti, prendersi il tempo necessario, tirare un respiro prima di parlare, ascoltare e non comunicare solo a senso unico.

L.B.