Il microcredito: uno strumento per combattere la povertà

“Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri”
(Madre Teresa di Calcutta)

Molto probabilmente Madre Teresa e Muhammad Yunus non si conoscevano, ma avevano molto in comune, come l’attenzione verso i più poveri, verso coloro che vengono dimenticati dalla società perché definiti incapaci. Entrambi parlavano dei poveri e parlavano con i poveri, ed è da questo parlare con chi ha bisogno di essere ascoltato che Yunus ha ideato il microcredito.

Yunus, professore d’economia presso l’Università di Chittagong, girando nei villaggi vicini alla sua università notò che molte persone vivevano in condizioni pessime, quasi disumane; la realtà era ben diversa dalle teorie economiche insegnate nelle sue lezioni. Parlando con la gente, e in particolar modo con le donne povere, si accorse che bastavo pochi dollari per aiutarle ad uscire dalla piaga dell’usura e dar loro la possibilità di lottare contro la povertà. Dopo un’attenta analisi insieme a dei suoi studenti notò che bastavano solo 27 dollari per salvare 42 famiglie dall’usura e decise così di prestare lui stesso quei soldi affinché quelle famiglie potessero essere libere. Questo prestito è stato il primo finanziamento di microcredito effettuato da Yunus, era il lontano 1974 e da quel giorno il microcredito si è diffuso in tutto il mondo ottenendo ottimi risultati.

Il 2005 é stato dichiarato dall’ ONU l’anno internazionale del microcredito evidenziando il valore assunto da questo strumento per l’importante apporto per lo sviluppo che ha avuto negli ultimi anni, prima nei paesi in via di sviluppo e poi anche nei paesi sviluppati, quale strumento per la lotta alla povertà e all’antiusura, e per il sostegno alla nascita di nuova microimprenditorialità. Inoltre nel 2006 il Nobel per la Pace è stato vinto dallo stesso Yunus e dalla sua banca (Grameen Bank), per aver ideato il microcredito perché ritenuto come strumento di lotta alla povertà che riconosce lo spirito imprenditoriale e la capacità di restituzione dei poveri, ma soprattutto la loro dignità come persone.

Yunus al ritiro del Premio Nobel  per la Pace nel 2006

Yunus al ritiro del Premio Nobel
per la Pace nel 2006

I temi principali del microcredito sono essenzialmente due: le donne e la fiducia. Yunus si rivolse alle donne perché era convinto che potessero essere un punto di forza per migliorare le condizioni economiche delle proprie famiglie: essendo madri e dovendo sfamare i propri figli erano più attente a questo problema ed inoltre questo credito permetteva loro di non essere più escluse dalla società. Il secondo punto è la fiducia; un tema importante da sottolineare è che per accedere al credito tradizionale (semplici prestiti o mutui) bisogna avere delle garanzie da offrire, invece, il microcredito si rivolge a tutti coloro che vengono definiti “non bancabili”, ovvero a quei soggetti considerati non idonei a fruire di servizi e/o prodotti finanziari del settore finanziario tradizionale. (www.microfinanza-italia.org) Inoltre il microcredito, a differenza del tradizionale prestito bancario, non chiede garanzie e il prestito viene erogato a condizioni favorevoli per il beneficiario rispetto alle condizioni di mercato (tasso d’interesse si aggira, in media, intorno al 4-5%). Attraverso la fiducia posta in questi soggetti, il microcredito permette di far sviluppare le capacità al fine di produrre risorse economiche e non solo le moltiplica.

Negli ultimi decenni il microcredito ha assunto un ruolo importante, infatti sono nati diversi progetti in tutto il mondo, dall’Asia all’America fino ad arrivare in Europa. In Italia, il microcredito giunge con un leggero ritardo, è solo dal 2006 che viene disciplinato con l’introduzione del Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito (D.L. n.2 del 10 gennaio 2006); successivamente, nel 2010 vi è stata l’introduzione negli articoli 111 e 113 del Testo Unico Bancario di alcune disposizioni relativa al microcredito (D.Lgs. n.141 del 13 agosto 2010). L’articolo 111 definisce le caratteristiche del microcredito ed a quali soggetti esso si rivolge: famiglie che si trovano in situazioni vulnerabili dal punto di vista economico e sociali o a soggetti che vogliono dar avvio ad attività di lavoro autonomo o di microimprese. Per quanto riguarda le famiglie tale finanziamento non può superare i 10000 € e deve essere utilizzato per far fronte ad un disagio familiare e facilitare l’acquisto di un bene durevole o il pagamento di una spesa, come delle bollette. Mentre per l’avvio di attività imprenditoriale il limite massimo è di 25000 €, somma necessaria per far nascere delle micro imprese.

La crisi mondiale ha portato con sé una serie di effetti negativi: aumento della disoccupazione, riduzione dei finanziamenti alle famiglie e alle micro imprese, crollo del settore industriale e aumento della povertà. Ed in questo contesto che il microcredito assume un ruolo rilevante per poter affrontare la crisi e ridurre la povertà; il microcredito consente di far nascere e sviluppare micro imprese cosi da creare lavoro dignitoso e ridurre il tasso di disoccupazione. Oltre a promuovere l’imprenditorialità e sostenere l’occupazione nelle piccole e medie imprese, il microcredito può rappresentare uno strumento per promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà, in un periodo che ha visto l’aumento della disoccupazione, l’impoverimento del ceto medio e il fenomeno del working poor. Il microcredito può essere una valida risposta al problema dell’accesso al credito, dando la possibilità di accedervi a tutti quei soggetti che vengono esclusi dal settore finanziario tradizionale, ripartendo dalla valorizzazione del singolo, basando le proprie valutazioni non su dati quantitativi, ma sul merito e sulle capacità delle persone. La forza e la bellezza del microcredito stanno nel fatto che esso può offrire a ciascuno l’opportunità di costruire la propria vita, di proiettarsi nel futuro e di partecipare alla creazione di ricchezza. È possibile creare un mondo senza povertà, perché essa non è stata creata dai poveri, ma deriva dalla mancata fiducia posta nell’essere umano. Tutto quello che serve per far uscire i poveri dalla povertà e ridurre l’esclusione sociale e che si crei un contesto che consenta loro di farlo. Concludo con una frase di Yunus che ci permette di riflettere sulla possibilità che un giorno la povertà nel mondo possa scomparire.

“Mi piacerebbe che nel 2050 il mondo si fosse finalmente lasciato alle spalle la povertà; che non ci sia neanche più un essere umano che possa essere definito povero.
I nostri figli dovranno andare nei musei per trovarne ancora le testimonianze”

(Muhammad Yunus)

Andrea Ricatti