FACE – Facial Automation for Conveying Emotions

Tanti sono i libri e i film che ci proiettano in scenari futuristici in cui la convivenza tra robots ed esseri umani è una cosa scontata; certo non tutte queste storie sono a nostro favore: alle utopie tecnologiche si contrappongono infatti scenari catastrofici ove i nostri amici di metallo prendono il sopravvento sulla razza umana in maniera violenta.
Non possiamo certo negare la superiorità di una macchina rispetto all’uomo per quanto riguarda memoria e velocità di calcolo, ma noi poveri esseri fatti di carne e ossa vantiamo ancora abilità sconosciute a un androide come la capacità di provare emozioni.
Ma siamo davvero sicuri di ciò?

Non sappiamo se sarà mai possibile che i robots si emozionino, di certo però essi possono imitare i nostri stati d’animo, un esempio è l’androide FACE (Facial Automation for Conveying Emotions) nato dalle menti geniali dei ricercatori del Centro “E. Piaggio” di Pisa.

Grazie al loro lavoro accurato e al particolare materiale chiamato FrubberTM (sviluppato da Hanson Robotics) che ne costituisce la pelle artificiale, FACE riesce ad assomigliare esteticamente ad una persona talmente tanto che agli occhi di un osservatore distratto potrebbe non essere riconosciuto in quanto robot; inoltre, con i 32 motori integrati nel “teschio” e nel “collo”, l’androide riesce a riprodurre bene le espressioni create dai nostri 100 muscoli facciali.

E non è tutto! Il software (in continuo sviluppo) che c’è dietro non si limita alla semplice riproduzione della mimica facciale, ma imita anche il meccanismo dell’attenzione in un contesto sociale: facendo un esempio pratico, trovandosi davanti più persone FACE si concentra immediatamente su quella che sta urlando, alzando un braccio o qualsiasi altra azione che cattura lo sguardo.
Analizzando l’immagine ricevuta dalla telecamera il software ci indica sul monitor anche il punto che risalta nell’immagine (per via di colori, forme, ecc.) cioè quello sul quale tenderemmo a posare inizialmente lo sguardo. Inoltre, collegato a un rilevatore di movimento quale il Kinect della XBOX si cerca di dare una stima di sesso, età e stato d’animo dei soggetti inquadrati, funzione che però deve essere ancora perfezionata.

Questo progetto, oltre all’importanza che riveste in ambito tecnologico, ricopre un ruolo di spicco nella riabilitazione emotiva di persone affette da autismo (in particolare bambini). Studi dimostrano infatti che i soggetti autistici non riconoscono i robots umanoidi in quanto spaventosi esseri di latta, ma come amici artificiali con cui relazionarsi. Questo fa sì che si rapportino con essi senza le barriere che solitamente mettono tra se stessi e le persone; FACE dunque risulta essere un ottimo supporto per il terapista nella scelta del giusto trattamento per il paziente, aiutando i soggetti autistici ad uscire dal loro isolamento emotivo. Tale applicazione pratica del robot è stata possibile grazie alla collaborazione con la fondazione Stella Maris.

Tutto sommato questa “simpaticona di metallo” non sembra avere l’indole aggressiva dei suoi fratelli del grande schermo, quindi tiriamo un sospiro di sollievo e rimaniamo in attesa di scoprire quanto ancora di grandioso possa fare in futuro.

Giovanni Salvatore

Maggiori informazioni: http://www.faceteam.it/