Energie rinnovabili: una risorsa per il futuro

Troppe volte sentiamo parlare in giro della crisi finanziaria che si sta abbattendo in questi anni in tutto il mondo, specialmente in quello appena passato, il 2012. Addirittura, da circa cinque anni la crisi economica è diventata ormai la nostra “quotidianità”. I vari governi, chi più chi meno, cercano di contrastare le forze che stanno sopprimendo pian piano tutti noi. <La ripresa ci sarà: sarà lenta ma ci sarà> afferma timidamente qualcuno.

Ma proviamo a fermarci un attimo, a pensare a cosa ci sta accadendo. Siamo noi che controlliamo l’economia mondiale, o è l’economia che ci sta manipolando? In fondo, è l’uomo che ha inventato l’economia, e non viceversa. Eppure, a sentire i giornali, le rubriche televisive, Internet, si direbbe il contrario. Dobbiamo allora cercare di riconquistare il lato etico della nostra umanità, in un periodo dove sembra prevalere la parte economica.

Negli ultimi anni abbiamo seguito con tanta attenzione, tanto per fare un esempio, ai vari movimenti del prezzo del petrolio, cresciuto vertiginosamente da quando è stato sfruttato in maniera più massiccia, a partire dagli anni ’50, proprio perché comincia a diminuire la sua disponibilità.
Si cerca di trovare una soluzione a questo consumo frenetico a partire dagli anni ’70, in particolare dopo le crisi petrolifere del 1973 e del 1979.
Si comincia allora a parlare di energie alternative, per produrre energia elettrica e per limitare la forte dipendenza dal petrolio.

Tornando ai giorni nostri, come è messa la situazione?

In Italia, sembra per il momento accantonata l’idea dell’utilizzo dell’energia nucleare, in merito agli eventi catastrofici di Cernobyl nel 1974 e di Fukushima nel 2011 e al Referendum effettuato il Giugno 2011.

Descrivendo invece la spinta delle fonti rinnovabili, essa sta cambiando lo scenario energetico italiano con una velocità e dei caratteri difficili da comprendere se non si guarda al territorio.
La prima grande novità è quella di una generazione sempre più distribuita: oltre 400mila impianti di grande e piccola taglia, diffusi ormai nel 95% dei Comuni italiani, da nord a sud, dalle aree interne ai grandi centri e con un interessante e articolato livello di produzione da fonti differenti. È qualcosa di mai visto, che ribalta completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli. La portata di questi processi è tale che in molti faticano a capirla, e tale la loro diffusione da risultare persino difficile da monitorare.

È il contributo delle fonti rinnovabili ai fabbisogni di energia che evidenzia i dati, forse, più interessanti in un periodo di crisi economica. Nel 2011 in Italia la produzione da energie pulite ha superato il 26% di contributo per i consumi elettrici e il 14% di quelli complessivi.
La progressione nella crescita di questi dati è costante da anni e sta a dimostrare come gli impianti oggi siano sempre più affidabili e competitivi. La novità forse più interessante sta proprio nei percorsi diversi di sviluppo degli impianti descritti sulle mappe dell’Italia, proprio perché sono differenti le risorse presenti e le possibilità di valorizzazione. Numeri e risultati di questa portata erano semplicemente inimmaginabili solo pochi anni fa. Questi processi possono fare della green economy, in un’accezione molto larga che incrocia i diversi settori economici, la chiave per uscire dalla crisi.

Energie rinnovabili

Oggi diventa fondamentale capire come dare forza a questa prospettiva, puntando su una generazione sempre più distribuita, rinnovabile ed efficiente. E per farlo diventa necessario considerare la domanda di energia in modo da capire le specifiche esigenze e, soprattutto, dare risposta alle grandi questioni che sono al centro del dibattito sull’energia nel nostro Paese: costi crescenti in bolletta, dipendenza dall’estero e sicurezza degli approvvigionamenti, emissioni di CO2 e inquinamento prodotti. Dare risposta a queste sfide attraverso un modello energetico sostenibile oggi è possibile e un Paese come l’Italia, che continua a importare ogni anno milioni di barili di petrolio e milioni di tonnellate di carbone, ha tutto l’interesse a percorrere questa direzione di cambiamento.

Nel 2011, la crescita degli impianti installati sul territorio italiano è stata im­pressionante. Sono circa 8000 i Comuni dove si trova almeno un impianto, con una progressione costante nel tem­po: erano 7000 nel 2010, solo 3000 nel 2008. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano le aree più interne d’Italia, tra cui la Toscana, con l’energia geotermica, oggi sono presenti nel 95% dei Comuni. Ed è significativo che aumenti la diffusio­ne per tutte le fonti, dal solare foto­voltaico a quello termico, dall’idroe­lettrico alla geotermica. Incredibile ma vero, sul nostro territorio abbiamo perfino 23 comuni 100% rinnova­bili, dove i fabbisogni elettrici e termici dei cittadini residenti sono completamente coperti.

Grazie a questi cambiamenti, insieme a quelli sull’effi­cienza energetica, il bilancio energeti­co italiano non solo sta diventando più pulito e meno dipendente dall’estero, ma anche più moderno perché distri­buito sul territorio.

Tuttavia, ci sono ancora dei forti conflitti d’interesse tra chi dovrebbe investire i fondi nella ricerca e chi produce attualmente energia o vende petrolio. La soluzione migliore per il futuro rimane dunque quella di investire sempre più nelle fonti rinnovabili, che garantiscono una REALE alternativa.

Riccardo Gori