Classica. What else?

Prima di soffermarci su una qualsiasi riflessione è bene chiederci cosa si intende per “musica classica”.
Di solito, quando ci si trova a parlare di “classica” si intende un genere musicale colto, impegnato e specificamente occidentale. La fascia temporale interessata, tendenzialmente, si aggira tra l’XI e il XX secolo, (d.C. naturalmente!).
Detto ciò, sfido chiunque a dirmi che nella sua vita non ha mai improvvisato o quanto meno fischiettato, sempre che sappia farlo, un pezzo di musica classica.

Si pensa, volgarmente, che questo genere piaccia ad una minoranza di persone; tuttavia l’utilizzo che se ne fa in film, serie tv, réclame pubblicitarie sembrerebbe far pensare che non si tratti poi di una musica così di nicchia! Spesso si ascolta musica classica senza neppure accorgersene! O si viene a conoscenza di splendidi pezzi (di cui magari ci si innamora a tutta prima) in maniera casuale. Ne siamo praticamente circondati: si parte per un viaggio e la compagnia aerea allieta gli istanti pre-decollo passando “Le nozze di Figaro” di Mozart, all’incirca per 20-30 volte, se va bene; per rendere accattivanti sul piccolo schermo le pizze surgelate nello spot promozionale ci inseriscono “La donna è mobile” di Verdi; per non parlare poi di un programma televisivo il cui titolo ha ormai quasi ribattezzato la famigerata sigla che da decenni lo introduce, ovvero “L’aria sulla quarta corda” di Bach, improvvisata, spesso, fra amici quando qualcuno si cimenta in spiegazioni altamente scientifiche e dettagliate.

Ma se invece estendessimo il concetto di musica classica anche alle colonne sonore di film? Avete mai ascoltato con attenzione colonne sonore come quelle di “Star Wars”, ”Spiderman”, “Pirati dei Caraibi” o anche “Shindler’s list” le cui melodie ci perseguitano piacevolmente? Prestando un po’ d’attenzione si può capire che anche questa è musica “classica” (o meglio sinfonica): è suonata da un’orchestra, ha un direttore ed è composta da musicisti che hanno seguito studi tradizionali e classici; eppure non la definiremmo tale. Non è certamente un caso che la storia della cinematografia sia indissolubilmente legata alla musica classica o comunque sinfonica, originale o meno. Inimmaginabile un Barry Lyndon senza il tocco malinconico di Schubert o l’austerità di Handel, uno Shining senza “gli archi sinistri” di Bartok, la scena finale di “Excalibur” di Bormann liberamente tratta da “Il funerale di Sigfrido” di Wagner; ma anche la trilogia di Star Wars senza le musiche epiche (e un po’ verdiane) di Williams, Il Padrino senza la conduzione e le musiche di Rota, lo stesso ottimo lavoro di Howard Shore per “Il signore degli Anelli” in tempi più recenti, la battaglia delle legioni contro le tribù germaniche ne “Il gladiatore” con un tema di Zimmer, (esaltante in ogni suo lavoro!).

Dunque ora sorge spontaneo chiedersi perché mai, se le cose stanno così come fin ora s’è detto, ai giovani la musica classica non piace?
Può darsi sia determinante il fatto che molti si vergognino. Forse, alcuni sono attirati o incuriositi dalla musica classica, ma solo per il fatto che nessuno dei loro amici l’ascolta, temono di esser derisi. Inoltre i condizionamenti delle mode intaccano anche le preferenze musicali, ed è molto facile, in un contesto del genere, fare ragionamenti del tipo: “se quei brani non sono ascoltati da molte persone, significa che non sono di moda, e quindi non vale la pena ascoltarli”. Forse è una generalizzazione eccessiva, perché sicuramente ci saranno ragazzi che apprezzano la musica classica, ma sono comunque pochi, ristretti in genere a quelli che suonano uno strumento (anch’esso classico). E questa è la ragione fondamentale per cui la musica classica non è popolare? Se si continua con questo atteggiamento, mai lo diventerà. Di certo gli altri generi musicali sono di gran lunga più ascoltati forse perché sono più facili da comprendere, perché le nostre orecchie e i nostri gusti sono più allenati nel riconoscerli. Quando siamo in giro, o in qualche locale, ci può capitare di sentire pezzi o solo alcune note di brani rock, pop o di musica leggera e apprezzarli o disprezzarli in un attimo. Se ci fosse modo di mantenere questa sorta di allenamento anche per quanto riguarda la musica classica, sono quasi certo che ci piacerebbe di più.

Concludendo, un grande uomo qualche tempo fa mi disse: “dai tesori del passato che noi custodiamo rinascono cose sempre nuove, ed è per questo che sono detti classici”.

Andrea Pistoia