La verità illumina la giustizia

XX giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Cento passi separavano il nostro amico Peppino dalla casa del boss mafioso. Semplicemente cento passi, ma persino quel tratto così piccolo richiedeva un grande coraggio, una forza che pochi hanno avuto. Quel senso di dovere, che possedeva Peppino, difficilmente si poteva condividere con altri, piuttosto si rimaneva soli, e la solitudine non premia il coraggioso, anzi lo rende un uomo con le ore contate. Peppino, come tutte le altre vittime della mafia, ci insegna che, contro ogni minaccia, si deve parlare, si deve urlare e, nonostante la morte sia vicina, il tuo pensiero, il tuo servizio, il tuo esempio vive nella memoria delle persone, condiziona le loro scelte, pone le basi per un futuro migliore, per una nuova strada, quella percorsa da coloro che rispondono NO alla mafia.

Invito alla pazienza

“Come sono poveri coloro che non hanno pazienza! Quale ferita è mai guarita se non col tempo?”

Così dice Shakespeare che ci ammonisce su una virtù poco esaltata nei nostri giorni frenetici.
Abbiate pazienza, ne serve tanta, ogni giorno: per raggiungere un obiettivo, non lasciarsi trascinare in qualche rissa verbale (e magari non solo!) con un compagno di lavoro, un amico che ci tradisce. Abbiate pazienza: conviene, e aiuta a vivere meglio.
Abbiamo perso la pazienza. Letteralmente, non riconosciamo più alcun valore in questa virtù, essenziale nei rapporti umani e non solo. Anzi, la consideriamo una perdita di tempo, un lusso che oggi non possiamo permetterci.

À toute!

17 settembre 2013, aeroporto di Catania

Oltre a una laurea magistrale otterrò una licenza in armi e bagagli, traslochi e saluti. Tutto fa brodo, anzi no, tutto fa curriculum di questi tempi.

Direzione: Parigi, 15°.

Conosco ogni angolo di quella via dove andrò a stare per sei mesi grazie al compagno Maps, so anche quale sarà il supermercato in cui dovrò fare la prima spesa per poi rassicurare i parenti che si mangia bene, non avranno le caciotte ma è tanto buono anche il camembert (solo a pronunciarlo ti meriti l’appellativo “francesina”). Bon, bando alle ciance!

Scrivo a distanza da un anno e più dalla mia partenza per Parigi e rivivo quel misto di tremore dato dalla commozione e di passione che ha contraddistinto un’esperienza tanto memorabile quanto speciale. Da settembre scorso ha avuto infatti inizio la mia esperienza di Erasmus Placement (stage all’estero) nella ville lumière, conclusasi nel mese di marzo 2014.
Nello specifico ho svolto un tirocinio presso l’Istituto Italiano di Cultura parigino, ente italiano gestito dal MAE (Ministero degli Affari Esteri) e dall’Ambasciata Italiana che si pone come obiettivo quello di promuovere e diffondere la lingua e la cultura italiana in tutte le sue forme.

Tra vita reale e vita virtuale: dominati o dominatori della tecnologia?

Dominati o dominatori della tecnologia? Ecco la domanda che vorrei rivolgere a voi, cari lettori.

Chi avesse partecipato al cineforum di qualche mese fa sa bene che le domande e le esigenze di approfondimento sul tema trattato sono inesauribili. La dipendenza da internet, l’omologazione, case che ospitano televisori più grandi delle pareti, cellulari che non entrano più nelle nostre tasche, questi sono alcuni degli elementi che tracciano l’orizzonte della vita quotidiana della società attuale. Basta osservare le nostre giornate per notare quanto ci condiziona la tecnologia. Pertanto vi vorrei invitare a riflettere su quante ore passiamo di fronte a uno schermo (della televisione, del computer o del cellulare) per vedere un film, una notifica, un messaggio, il titolo di un giornale, o per effettuare l’acquisto di un oggetto. E solo al termine di tale riflessione vi inviterei a focalizzare la distinzione tra comodità e dipendenza.

FACE – Facial Automation for Conveying Emotions

Tanti sono i libri e i film che ci proiettano in scenari futuristici in cui la convivenza tra robots ed esseri umani è una cosa scontata; certo non tutte queste storie sono a nostro favore: alle utopie tecnologiche si contrappongono infatti scenari catastrofici ove i nostri amici di metallo prendono il sopravvento sulla razza umana in maniera violenta.
Non possiamo certo negare la superiorità di una macchina rispetto all’uomo per quanto riguarda memoria e velocità di calcolo, ma noi poveri esseri fatti di carne e ossa vantiamo ancora abilità sconosciute a un androide come la capacità di provare emozioni.
Ma siamo davvero sicuri di ciò?