Invito alla pazienza

“Come sono poveri coloro che non hanno pazienza! Quale ferita è mai guarita se non col tempo?”

Così dice Shakespeare che ci ammonisce su una virtù poco esaltata nei nostri giorni frenetici.
Abbiate pazienza, ne serve tanta, ogni giorno: per raggiungere un obiettivo, non lasciarsi trascinare in qualche rissa verbale (e magari non solo!) con un compagno di lavoro, un amico che ci tradisce. Abbiate pazienza: conviene, e aiuta a vivere meglio.
Abbiamo perso la pazienza. Letteralmente, non riconosciamo più alcun valore in questa virtù, essenziale nei rapporti umani e non solo. Anzi, la consideriamo una perdita di tempo, un lusso che oggi non possiamo permetterci.

Il cervello sul banco degli imputati – Il mistero del libero arbitrio tra neuroscienze e responsabilità penale

È dimostrato che il funzionamento dei lobi frontali è preposto alle attività cognitive e riflessive. In particolare è noto il ruolo che la corteccia prefrontale gioca nella regolazione dei meccanismi inibitori e dell’autocontrollo.
Si sa che sullo sviluppo di questi circuiti incide l’uso cronico di droghe e di alcool; che il tasso di anomalie neurologiche tra coloro che commettono reati è più alto che nella popolazione che non li commette e che tra le persone del primo gruppo l’incidenza di disfunzioni dei meccanismi della corteccia prefrontale è assai elevato.
È egualmente noto che il sistema limbico regola le nostre funzioni emotive e che un ruolo importante nel comportamento morale viene giocato dal sistema preposto alla reazione empatica.
In Italia, la prova neuroscientifica è entrata nelle aule dei tribunali a cavallo del primo decennio del ventunesimo secolo , ed ha condotto in due casi ad affermare la diminuita capacità di intendere e di volere degli imputati.

À toute!

17 settembre 2013, aeroporto di Catania

Oltre a una laurea magistrale otterrò una licenza in armi e bagagli, traslochi e saluti. Tutto fa brodo, anzi no, tutto fa curriculum di questi tempi.

Direzione: Parigi, 15°.

Conosco ogni angolo di quella via dove andrò a stare per sei mesi grazie al compagno Maps, so anche quale sarà il supermercato in cui dovrò fare la prima spesa per poi rassicurare i parenti che si mangia bene, non avranno le caciotte ma è tanto buono anche il camembert (solo a pronunciarlo ti meriti l’appellativo “francesina”). Bon, bando alle ciance!

Scrivo a distanza da un anno e più dalla mia partenza per Parigi e rivivo quel misto di tremore dato dalla commozione e di passione che ha contraddistinto un’esperienza tanto memorabile quanto speciale. Da settembre scorso ha avuto infatti inizio la mia esperienza di Erasmus Placement (stage all’estero) nella ville lumière, conclusasi nel mese di marzo 2014.
Nello specifico ho svolto un tirocinio presso l’Istituto Italiano di Cultura parigino, ente italiano gestito dal MAE (Ministero degli Affari Esteri) e dall’Ambasciata Italiana che si pone come obiettivo quello di promuovere e diffondere la lingua e la cultura italiana in tutte le sue forme.

Tra vita reale e vita virtuale: dominati o dominatori della tecnologia?

Dominati o dominatori della tecnologia? Ecco la domanda che vorrei rivolgere a voi, cari lettori.

Chi avesse partecipato al cineforum di qualche mese fa sa bene che le domande e le esigenze di approfondimento sul tema trattato sono inesauribili. La dipendenza da internet, l’omologazione, case che ospitano televisori più grandi delle pareti, cellulari che non entrano più nelle nostre tasche, questi sono alcuni degli elementi che tracciano l’orizzonte della vita quotidiana della società attuale. Basta osservare le nostre giornate per notare quanto ci condiziona la tecnologia. Pertanto vi vorrei invitare a riflettere su quante ore passiamo di fronte a uno schermo (della televisione, del computer o del cellulare) per vedere un film, una notifica, un messaggio, il titolo di un giornale, o per effettuare l’acquisto di un oggetto. E solo al termine di tale riflessione vi inviterei a focalizzare la distinzione tra comodità e dipendenza.