Archivio per ‘Prisma’

Let’s puzzle!!!

  • la dignità
  • la capacità
  • la voglia di fare
  • lo sviluppo
  • l’opportunità di costruire la propria vita
  • l’attenzione
  • riflettere
  • cogliere
  • il silenzio riflessivo
  • andare in profondità
  • lottare contro la povertà
  • donarsi
  • la valorizzazione del singolo
  • il capire un poco meglio i loro bisogni
  • parlare con chi ha bisogno di essere ascoltato
  • verso l’altro, per accoglierlo e per chiedergli di accoglierci
  • la verità
  • la scelta
  • la vittoria
  • la gioia
  • l’obiettivo
  • la soddisfazione
  • il più bel traguardo sperato
  • la vera realizzazione personale si attua solamente nella condivisione e non nella libertà egoistica
  • aprirci alla relazione significa primariamente riconciliarsi con sé stessi
  • aprirci alla relazione significa allora andare oltre il pregiudizio, l’indifferenza; abbattere quel muro
  • aprirci alla relazione significa scoprire che l’altro non è un nemico da abbattere ma un compagno di viaggio che racchiude in sè desideri, sogni
  • l’essere umano in quanto persona si forma anche a partire dalle relazioni che vive. Quanto più un legame è profondo, tanto più incide sulla propria identità, e la profondità è data da una fedeltà, un impegnare se stessi (nel presente e nel futuro) in quelle relazioni che intessiamo
  • imparare il coraggio di stare in relazioni significative, impegnative, responsabilizzanti, in cui occorre “metterci la faccia” e soprattutto il cuore
  • l’impegno e la responsabilità di mettere in gioco ciò che abbiamo ricevuto: i doni personali, le capacità, gli affetti
  • la sfida era però troppo affascinante per non accettare l’invito, avevo di fronte il primo concreto banco di prova per verificare le mie competenze dopo tre anni abbondanti di studi
  • dignità all’uomo che realizza quotidianamente la propria opera, oggi nello studio, domani nelle diverse professioni e impegni alle quali la vita ci chiamerà

 

Nuovo numero di Prisma, nuova prospettiva.

Questa volta ho deciso di avventurarmi tra giochi di parole, giochi di scelte e giochi di significati.

Quello riportato sopra non è un mio discorso logico consequenziale ma un puzzle: nel leggere tutti gli articoli ho infatti selezionato ed incastrato i pezzi del mio puzzle, cioè tutte le parole o le espressioni o le frasi che mi sono parse più in particolar modo positive e ottimistiche, delegando quindi a positività ed ottimismo la linea dei miei pensieri.

Quello riportato sopra è ciò che ho colto io, un gioco di mie riflessioni leggendo riflessioni altrui, è un puzzle.

“Le riflessioni altrui” di questo numero, e cioè gli articoli che vi proponiamo, sono davvero molto interessanti e variegate: la novità della stampante 3D in ambito scientifico, l’importanza del voto in ambito giuridico, la soluzione del microcredito in ambito economico, l’analisi critica di un film in ambito cine-culturale, e un buon articolo spirituale per riflettere sull’importanza della costruzione della propria vita… e del proprio puzzle.

Cosa di meglio se non positività ed ottimismo, come anche novità, per un mio personale augurio dibuon anno 2014. Parole, parole, parole: tante parole, che però possono concretizzarsi in fatti, se ognuno di noi sceglie di iniziare, o di riprovare ad iniziare… Let’s puzzle!!!

Laura Amati

Amici della Strada

Entriamo nella stazione, lasciandoci il McDonald’s sulla destra e la fontana alle spalle. È la prima volta in stazione. La prima che ci vado per trovare qualcuno che non arriva, non parte.

Andiamo su e giù lungo il primo binario. Vedo sugli schermi le partenze e le pubblicità degli smartphone. Valerio ha il marsupio a tracolla, Maria Chiara abbraccia una coperta, Filippo scrive al cellulare e io con i guanti stringo forte il thermos. Forse solo ora mi rendo conto che la temperatura è sotto zero. Scendiamo le scale del sottopasso, verso il binario 3.

La stazione è strana: sono passate le 11 ed è praticamente deserta. Non sono abituato alle stazioni vuote, né a questo freddo. Non sono abituato a nulla stasera. Percorriamo tutto il binario, come abbiamo fatto sul primo. Inutile, penso: qui non c’è nessuno.

Arriviamo quasi in fondo, dove l’isolotto pedonale finisce, e i binari corrono via, come in un mare di cavi del telefono. La fine dei marciapiedi che costeggiano i binari sembrano superflue: non li usa mai nessuno. Sono come i margini nei libri: non si usano, ma danno risalto alle parole che non contengono.

Ci avviciniamo al margine. Solo allora mi accorgo che non è davvero vuoto.

In terra due coperte. Piene, stese, appoggiate ai piloni che reggono il tetto. È dall’anno scorso che non ho così freddo, da quando nevicò, ma quando c’è tutto quel bianco non ci fai caso: il freddo ha uno scopo candido. Ora no.

Valerio gira intorno alla prima sagoma distesa, si china leggermente. Massimo?

Sì? ­ risponde una voce da sotto

Siamo noi, scusa, ti abbiamo portato un’altra coperta.

Fa un cenno a Maria Chiara; gliela stendiamo sopra, la rimbocchiamo ai lati.

IL TRENO PER SAVONA È IN ARRIVO AL BINARIO 5. FERMA A SARZANA, LA SPEZIA, …

Intervista sul Concilio Vaticano II a don Severino Dianich

L’11 ottobre 1962 si apriva solennemente a Roma il Concilio Vaticano II. Quest’anno, a 50 anni dallo storico evento, la Chiesa celebra l’Anno della Fede, un tempo dedicato alla scoperta della ricchezza del Concilio e dei suoi contenuti per mezzo di numerose iniziative e approfondimenti. Ma come ha detto Benedetto XVI al clero di Roma «Il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi. […] Ma la forza reale del Concilio era presente e man mano si realizza sempre più e diventa la vera forza della Chiesa.»

 Per cercare di riscoprire quale sia l’eredità del Concilio e capire meglio la sua “forza reale”, abbiamo intervistato don Severino Dianich, teologo e sacerdote della diocesi di Pisa.

E voi chi dite che Io sia?

[MT 16, 13-20] Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?». Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?».

Si tratta di una delle domande centrali di tutto il Vangelo: tale domanda non è rivolta solo ai 12 apostoli, ma è gridata con forza nella storia ad ogni essere umano, e in particolare a ciascuno di noi. Chi è Gesù per me?  

La rieducazione in un Paese poco educato

Il potere di decidere della libertà di un’altra persona, la facoltà di togliere alla vita di qualcun’altro l’autonomia che gli è propria, è una scelta che implica una grande responsabilità. Uno stato che stabilisce di incarcerare chi delinque, dovrebbe anche prevedere delle forme di reinserimento a sostegno della persona, affinché la socializzazione dei principi societari trovi la sua piena attuazione. Affinché la misura penitenziaria non si trasformi in una sterile privazione della libertà, senza riscontro per l’individuo e per una Stato che invece di accogliere l’altro, lo esclude dalla realtà sociale di cui è membro in quanto incapace di colmare la sua insicurezza.

La prima cosa che senti superati i controlli e varcati i quattro cancelli che ti permettono di entrare nel carcere Don Bosco è la particolarità dell’odore dell’aria tra quelle mura: “Anche l’aria acquista un odore diverso se intrappolata”, questo è stato il mio primo pensiero quando ho svolto il mio tirocinio curriculare nella casa circondariale di Pisa.

Le sensazioni che si provano percorrendo quei lunghi corridoi sono molte e contrastanti: la percezione di chiusura, la mancanza di aria con un mura troppo alte e finestre troppo piccole, la paura, il freddo, la chiusura che costringe ogni pensiero verso la razionalità. Gli effetti sulla psiche di un uomo costretto per anni in celle incredibilmente piccole per le sue esigenze sono devastanti; la stesse procedure interne all’istituzione tendono a deresponsabilizzare l’individuo da ogni sua autosufficienza. Quel che ti viene tolto non è solo la libertà fisica ma molto di più.

Alabama, 1994 - Prisoner on the chain gang. - James Nachtwey

Alabama, 1994 – Prisoner on the chain gang. – James Nachtwey