Archivio per ‘Arte, cultura e libri’

Tra vita reale e vita virtuale: dominati o dominatori della tecnologia?

Dominati o dominatori della tecnologia? Ecco la domanda che vorrei rivolgere a voi, cari lettori.

Chi avesse partecipato al cineforum di qualche mese fa sa bene che le domande e le esigenze di approfondimento sul tema trattato sono inesauribili. La dipendenza da internet, l’omologazione, case che ospitano televisori più grandi delle pareti, cellulari che non entrano più nelle nostre tasche, questi sono alcuni degli elementi che tracciano l’orizzonte della vita quotidiana della società attuale. Basta osservare le nostre giornate per notare quanto ci condiziona la tecnologia. Pertanto vi vorrei invitare a riflettere su quante ore passiamo di fronte a uno schermo (della televisione, del computer o del cellulare) per vedere un film, una notifica, un messaggio, il titolo di un giornale, o per effettuare l’acquisto di un oggetto. E solo al termine di tale riflessione vi inviterei a focalizzare la distinzione tra comodità e dipendenza.

Classica. What else?

Prima di soffermarci su una qualsiasi riflessione è bene chiederci cosa si intende per “musica classica”.
Di solito, quando ci si trova a parlare di “classica” si intende un genere musicale colto, impegnato e specificamente occidentale. La fascia temporale interessata, tendenzialmente, si aggira tra l’XI e il XX secolo, (d.C. naturalmente!).
Detto ciò, sfido chiunque a dirmi che nella sua vita non ha mai improvvisato o quanto meno fischiettato, sempre che sappia farlo, un pezzo di musica classica.

Fare a meno della Filosofia

Ultimamente si è sentito parlare della possibilità di fare a meno di discipline quali le Arti e la loro Storia, la conoscenza geografica, fin quando si è arrivati a chiedersi se fosse utile o meno mantenere anche l’arte del porsi domande; ci si è chiesto così che posto occupasse il Pensiero nelle nostre vite e se della Filosofia ci fosse bisogno, o se fosse solamente un retaggio del vecchio modo di imparare e rendersi colti. 

Che ci si sia interpellati riguardo ad essa, pur se nella triste prospettiva di eliminarla, non è stato affatto negativo però;  forse nel trambusto dei nuovi percorsi conoscitivi, la questione ha posto una cesura, una parentesi, entro cui chiedersi in definitiva a cosa possa servire, e soprattutto cosa la Filosofia sia.

Il dubbio stesso ha acceso e animato una riflessione conoscitiva, in perfetto stile filosofico. Per eliminarla ci si è trovati ad esercitarla e forse dunque a ritrovarne il senso stesso.

Tra Stato di emergenza e Stato di accoglienza

Teatro di sofferenza, inadeguata accoglienza e speranza, ricerca di dignità e amore, ecco il palcoscenico italiano dove il fenomeno dell’immigrazione muove i primi passi da qualche anno. Tra le coste della Sicilia migliaia di uomini giungono dalle loro terre, in cerca soprattutto di dignità, concetto spesso violentato e calpestato nei paesi di origine. Purtroppo molti uomini non sopravvivono al viaggio, e  il Papa in segno di solidarietà  ha testimoniato la sua vicinanza recandosi a Lampedusa nel luglio dello scorso anno.

“«Dov’è il tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”
Queste sono le parole che il Papa rivolge dalle coste di Lampedusa  a tutto il mondo, durante la sua omelia. Un messaggio di dolore, di vergogna, e di speranza. Ma ciò non è bastato, perché a ottobre l’Italia assiste al tragico naufragio, in cui muoiono più di 300 persone.

Per conoscere meglio l’Unione Europea: la sua identità

“Noi non coalizziamo Stati, ma uniamo uomini”
(Jean Monnet)

Così ha scritto nel suo “Mémoirs” Jean Monnet, uno dei padri della Comunità europea. In questo momento di profonda crisi, parlare di Unione europea è sicuramente difficile. Tuttavia, credo che sia proprio in tempi come quello che stiamo vivendo, che occorra “fare memoria” e ricordare quello che è stato il nostro passato e sono le nostre radici. Questo per l’Europa significa prendere consapevolezza del proprio percorso unitario e delle motivazioni che hanno portato, dopo il disastro di due guerre mondiali, alla volontà di costruire un sistema originale di convivenza tra Stati, oltre gli interessi particolaristici.