Archivio per ‘Chiesa universitaria e spiritualità’

Intervista sul Concilio Vaticano II a don Severino Dianich

L’11 ottobre 1962 si apriva solennemente a Roma il Concilio Vaticano II. Quest’anno, a 50 anni dallo storico evento, la Chiesa celebra l’Anno della Fede, un tempo dedicato alla scoperta della ricchezza del Concilio e dei suoi contenuti per mezzo di numerose iniziative e approfondimenti. Ma come ha detto Benedetto XVI al clero di Roma «Il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi. […] Ma la forza reale del Concilio era presente e man mano si realizza sempre più e diventa la vera forza della Chiesa.»

 Per cercare di riscoprire quale sia l’eredità del Concilio e capire meglio la sua “forza reale”, abbiamo intervistato don Severino Dianich, teologo e sacerdote della diocesi di Pisa.

E voi chi dite che Io sia?

[MT 16, 13-20] Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?». Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?».

Si tratta di una delle domande centrali di tutto il Vangelo: tale domanda non è rivolta solo ai 12 apostoli, ma è gridata con forza nella storia ad ogni essere umano, e in particolare a ciascuno di noi. Chi è Gesù per me?  

Chi tra voi è più grande…

Le dimissioni di Papa Benedetto XVI

“Vedrete, vi stupirà”: così affermò il card. Martini (che dichiarò anche di aver votato per lui) al termine del conclave che aveva eletto papa il card. Ratzinger, che alcuni giudicavano troppo “conservatore”. Era stato un buon profeta. La rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, annunciata lunedì 17 febbraio, ha stupito il mondo intero. Erano ben cinque secoli che un papa, allora in tutt’altra situazione, non compiva questo gesto.

Beati gli operatori di pace

Porta come titolo questa frase evangelica il messaggio che papa Benedetto XVI ha rivolto a tutti gli uomini in occasione della giornata mondiale della pace, celebrata il primo giorno dell’anno. È la quarantaseiesima volta – a partire dall’ormai lontano 1 Gennaio 1968 – che un papa, rivolgendosi al mondo intero, inviata a cominciare il nuovo anno nel segno della pace e a considerarla un bene irrinunciabile per l’intera famiglia umana. Ogni ferita alla pace, in qualunque parte del mondo avvenga e in nome di qualsivoglia interesse, è una ferita all’umanità intera e quasi sempre una guerra sbandierata come la soluzione definitiva a qualche problema internazionale, pone le basi della guerra successiva. Occorre smascherare l’ipocrisia che ammanta le guerre di nobili motivazioni, quando alla base di esse sono in realtà quasi sempre gretti calcoli di interesse e di opportunismo. Occorre condannare ogni guerra come un fallimento della capacità di noi uomini di percorrere le vie della giustizia e del dialogo. Se la violenza è un male nelle relazioni tra individui all’interno di una stessa società e viene perseguita dalla legge, non si comprende perché venga tollerata o addirittura sbandierata come un bene nelle relazioni tra popoli all’interno dell’umanità. Se un uomo uccide un altro uomo, è giudicato un assassino; se uccide cento uomini in guerra, è considerato un eroe e magari gli viene data una medaglia. Perché?